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La sinistra immobile e la svolta di Theresa May

29 ottobre 2016

La sinistra immobile e la svolta di Theresa May

Secondo il Washington Post la sinistra europea sta morendo. Il voto su Brexit e l’ultimo discorso della premier britannica sulla Gig Economy lo confermano

EDITORIALE

 Dal numero di pagina99 in edicola il 29 ottobre 2016
Sul Washington Post del 24 ottobre Sheri Berman, docente di Scienze politiche al Barnard College di New York, ha scritto che la sinistra tradizionale europea sta morendo. Più esattamente il titolo suonava così: Europe’s traditional left is in a death spiral. Even if you don’t like the left, this is a problem (“La sinistra europea tradizionale è in una spirale di morte. Anche se non amate la sinistra, questo è un problema”). Si può essere d’accordo o meno, ma il ragionamento merita attenzione.

Berman dice che la crisi economica, il disastro greco, la sfiducia verso le istituzioni comunitarie hanno molte origini: per esempio il neoliberismo e la scarsa credibilità dell’Europa. Ma il declino del centro-sinistra in molti Paesi è certamente una delle cause di questa crisi. La sinistra si sta consumando come una candela: i socialdemocratici tedeschi sono al 20%, i laburisti britannici sono in una crisi senza precedenti, i socialisti francesi sono al minimo storico nei sondaggi. E persino i socialdemocratici del Nord Europa hanno subito pesanti batoste elettorali.

La sinistra ha perso il ruolo di stabilizzatore sociale che aveva svolto nel Dopoguerra, quando fu il pilastro fondamentale che consentì di consolidare un mercato economico scosso dalla crisi del ’29 e dal conflitto che ne seguì. Allora aveva una visione del mondo che le consentiva di governare una società in trasformazione. Poteva tenere sotto controllo le spinte centrifughe di un capitalismo rampante e di una classe di lavoratori in cerca di benessere. Sapeva tenere insieme le esigenze della crescita economica, l’efficienza della democrazia e la stabilità sociale.

Dopo il crollo del 2008, sostiene Berman, questa capacità sembra essersi esaurita. Da allora il centro-sinistra sembra incapace di fornire nuove idee per promuovere l’economia senza compromettere il benessere dei cittadini comuni di fronte agli squilibri del libero mercato. È una difficoltà che ha le sue radici nei decenni precedenti, quando il mondo globalizzato ha imposto al fronte progressista di coniugare i tradizionali principi di solidarietà sociale nei confronti delle classi sociali meno abbienti con le idee emergenti del multiculturalismo che si sono imposte come effetto naturale delle grandi migrazioni.

Secondo Berman la crisi cominciò allora, in assenza di una sintesi che consentisse di tenere insieme i diversi gruppi sociali e le diverse culture; e questo ha portato a una frammentazione che ha indebolito la sinistra in tutta Europa. Questo declino ha lasciato spazio a forze alternative, che spesso si ispirano alla destra che vorrebbe risolvere la crisi tagliando il welfare, o addirittura alla destra xenofoba, che individua negli immigrati il nemico da combattere e nell’autarchia la soluzione ai problemi della globalizzazione.

La terza opzione – quella di Corbyn in Gran Bretagna, di Syriza in Grecia, di Podemos in Spagna – è in grado di mobilitare molti scontenti ma, dice Berman, incapace di fornire soluzioni adeguate. Tutto ciò ha portato larghi strati di popolazione, un tempo legati alla sinistra, a spostarsi verso la destra populista. È accaduto nel Regno Unito nel corso dell’ultimo referendum sulla Brexit e anche negli Stati Uniti, dove larga parte dei lavoratori bianchi sembra orientarsi su Donald Trump.

È istruttivo, da questo punto di vista, quello che ancora sta accadendo in Gran Bretagna. Negli ultimi anni l’evoluzione dell’economia digitale ha cambiato i connotati di milioni di posti di lavoro trasformandoli in occupazioni precarie e mal pagate. È quella che negli Stati Uniti è stata battezzata Gig Economy, l’economia dei lavoretti (a cui dedichiamo la copertina del numero in edicola questa settimana), dove a guadagnare sono gli azionisti di poche grandi piattaforme tecnologiche (come Uber) mentre a lavorare, per pochi soldi e senza garanzia, sono milioni di giovani sottopagati. In altri tempi ci si sarebbe aspettato che la sinistra avesse preso la guida di un movimento di protesta contro una modernità che sta peggiorando le condizioni di vita dei cittadini.

Invece niente di tutto questo è accaduto. A scendere in campo è stato invece il neo primo ministro britannico, la conservatrice Theresa May. In un discorso che molti hanno considerato storico, alcuni giorni fa la May ha detto che i diritti tradizionali dei lavoratori vanno estesi a quelli della cosiddetta Gig Economy, sostenendo che è necessario adattare le vecchie regole al mondo del lavoro che cambia, riferendosi esplicitamente ad aziende come Uber e Deliveroo. E ha affermato che è necessario aumentare la sicurezza e i diritti del lavoratori «per costruire un Paese che funzioni per tutti, non solo per pochi privilegiati», «mantenendo la flessibilità del lavoro ma garantendo la sicurezza e i diritti dei lavoratori», forse anche imponendo un loro ingresso nei board aziendali. Sono chiacchiere, certo, ma forse varrebbe la pena rifletterci.

La sinistra immobile e la svolta di Theresa Mayultima modifica: 2016-11-03T09:54:09+00:00da pelikan-55
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