Matti di paese e tipi da bar

Su “Donna” di Repubblica di oggi Giacomo Papi sottolinea, dolendosene, della scomparsa dei “matti di paese”. “Fino a dieci anni fa ogni paese d’Italia aveva il suo matto. Erano istituzioni, come il prete, il panettiere e il medico condotto. Integrati e rispettati, in qualche strano modo. Poi è accaduto qualcosa. Hanno iniziato a sparire. E nessuno si è accorto che qualcosa accadeva anche a noi. I matti, oggi, si vedono molto di meno, ma sono molti di più“.

Per parte mia ricordo Fermo, che si definiva il “sindaco di Migliara”, era scampato al lager di Kahla, suo fratello no. Già capiva poco l’italiano, figurarsi gli ordini urlati in tedesco. Finito a suon di botte in pochi giorni. Fermo arrivava per un piatto di minestra ma era preciso. Cibo in cambio di qualcosa, sempre. Un giorno arrivò con due piantine di noce, alte un palmo. Mio padre, scettico, disse, “piantiamole lì, in mezzo al prato, davanti a casa”. “E se poi crescono?”, chiesi. Mi guardò con un sorrisetto, come a dire: le ha portate Fermo…. Ora ho due piante di noce alte quindici metri, in mezzo al prato, così alte da non riuscire a potarle. E’ il regalo di Fermo. Era preciso, dava sempre qualcosa in cambio.

Sono spariti i matti di paese, forse non li vediamo più. Troppa concorrenza.

Di certo però so dove sono finiti i “tipi da bar”, quelli un po’ balenghi, monomaniaci. Entravano e facevano il loro siparietto in cambio di un bicchiere. Di solito tiravano fuori l’ultima barzelletta grassa o se la prendevano con il vigile o con i terroni. Avevano la soluzione facile e semplce a problemi enormi: le tasse, la fame nel mondo, la formazione della nazionale. Dieci minuti e poi si sedevano, ombrosi a un tavolino, il bicchiere davanti. Anche loro spariti, ma so dove sono finiti. Nella lega (che, ricordo, come dice mio figlio, non si merita neppure la maiuscola). Se va bene sono diventati assessori, se va male sindaci e annessi. Stessi siparietti, stesse boiate. Anche senza il viatico di un bianchetto. Solo che prima si rideva e tutto finiva lì. Ora c’è chi la vota, quella gente lì.

Forse è il caso che il bianchetto ce lo beviamo noi. Così per dimenticare.

Matti di paese e tipi da barultima modifica: 2010-05-22T17:24:00+02:00da pelikan-55
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3 Commenti

  • dimmi, Massimo, è forse maturo che tu non scriva “solo” di Storia, ma di queste Storie? Una serie di racconti, tanti (!) con queste comparse che han sullo sfondo la Storia che è finita su un monumento e loro, le comparse, scomparse? Butto lì un titolo “Comparse… scomparse”. Scommetto che ci hai già pensato. Dal canto mio ci spero.

  • Eh be’, mi pare di averlo suggerito a Massimo la scorsa estate, durante una serata letteraria in quel di Casina. Sì, sì, deve farlo. SARà PUR VERO CHE è PIù FACILE SCRIVERE UN LIBRO che scegliere di non scriverlo, tuttavia le “comparse, scomparse e comparsate” le vedo bene.

  • per Normanna e Fogliazza,
    come diceva O.Wilde “so resistere a tutto meno che alle tentazioni”….e poi, chi vi dice che non abbia già scritto altre cose? Paura, eh?

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