La sindrome di Salò e l’ultima legione del capo (Luca Telese)

rsi.jpgEcco una notizia. A Il Fatto, in questi giorni siamo seriamente preoccupati per Silvio Berlusconi. Povero Silvio: solo, abbandonato nel momento del bisogno, non più difeso dal plotone dei fedelissimi che un tempo assaltavano lieti i canali televisivi per propagandare il Verbo. Gli stessi che nelle fiere della libertà si commuovevano fino alle lacrime quando i giovani fanciulli azzurri recitavano il credo Berlusconiano, che oggi tirano la gamba indietro, e che ti dicono, con vincolo di riservatezza: “Non si può morire per Ruby….”.

Solo un anno fa nei salotti televisivi i lottatori del Cavaliere facevano a gara per mostrare il petto ed ergere il proprio corpo a difesa del Capo. Oggi Libero si chiede se valga ancora la pena di difendere B., i ministri (e le ministre) non vanno in televisione (“Se si parla di politica”), il soldato Sandro Bondi viene abbandonato sotto il fuoco nemico, e ogni tanto – nella sorpresa generale – un disertore si strappa le mostrine e agita bandiera bianca consegnandosi al nemico. Orrore. A Salò il vero appello non è quello di chi c’è, ma quello di chi si defila.

Mesi fa Giuliano Ferrara, per descrivere la situazione del centrodestra cesellò una provocazione metastorica: “Siamo al 24 luglio?”. Cioè alla vigilia della Riunione del Gran consiglio del fascismo che detronizzò Mussolini. La settimana scorsa, il direttore de Il Foglio ha aperto un dibattito chiedendo ai suoi opinionisti se si stia verificando un nuovo 25 luglio. Si sbaglia. Il governo del fare è già a Salò, con le ausiliarie che sparano raffiche e i “badoglisti” infami che corrono verso Brindisi. Il primo caso sorprendente è quello del comandante Massimo Teodori, colto dal dubbio sul campo di battaglia di Linea notte. Teodori – politologo di professione, una lunghissima biografia radicale alle spalle, editorialista de Il Giornale – è stato arrestato dai carabinieri del suo (ex?) quotidiano, dopo essersi lasciato sfuggire queste compromettenti affermazioni: “Ormai Berlusconi non risponde a nessuna logica che non sia la sua…. Non c’è razionalità in lui, se non quella dell’autocrate!”. Mentre infuria la battaglia pensavate che queste frasi potevano essere ignorate? Macché, il giorno dopo il quotidiano di Alessandro Sallusti lo ha subito passato per le armi, ratta-ta-ta-tà: “Il Teodori tirato fuori dai cassetti e riproposto in tv con la scusa di parlare di Obama, a patto che in realtà parli (male) di Berlusconi è lo stesso Teodori che fino a poco tempo fa telefonava un giorno sì e l’altro pure a Il Giornale, più che disposto a scrivere (bene) di Berlusconi purché lo si facesse scrivere, ovviamente non gratis?”. Già. Se avanzo seguitemi, se indietreggio sparatemi!

Nel codice della guerra l’onore, la fellonìa, e il sospetto dell’essersi venduto al nemico prevale su tutto. Ai tempi della guerra di Noemi Sandro Bondi ululò contro Ezio Mauro, e Stefania Prestigiacomo si conquistò l’imitazione toreando nell’arena di Santoro. Ora le ministre disertano gli inviti di Ballarò, e così Il Fatto non può che tessere un commosso elogio di Claretta-Petacci-in Santanchè, che difende l’hombre orizzontal con le unghie e i denti. Curioso paradosso: quelle elette da lui si scansano, mentre lei che lo combatteva adesso si è acquartierata negli studi de La7 notte e dì con la baionetta fra i denti: la sera si scalda a In Onda sparando contro Sofia Ventura, in prime time compie azioni di guerriglia sulla corazzata di Annozero per colpire Luigi De Magistris, la mattina si sveglia a Omnibus lanciando granate contro Adolfo Urso. Maledetti Traditori Futuristi, non mi avrete viva! L’altro combattente è Sallusti, che ha dimesso giacca e cravatta per indossare la divisa tattica: maglioni a girocollo e tuta mimetica. E quando incontra Oliviero Toscani, dà fuoco alle polveri: “Probabilmente lei è un fallito che soffre per il fatto che non si parla più di lui”, Rattattatà, sistemato. E che dire del povero Bill Emmott, milite della perfida albione? Scrive un libro contro il Cav., e si permette di girare con un fiore rosso all’occhiello? “Ora mi rendo conto che ha dei gusti bizzarri, che è molto gaio, capisco perché si è innamorato di Vendola!”. Bang, bang!, onore all’eroico combattente Sallusti (quel fiore era il simbolo del Remembrance day dei martiri di guerra ma è solo un’aggravante).

A presidiare la linea gotica nello studio amico del cinegiornale Tg4 Luce c’è il bollettino di guerra di Daniele Capezzone: “Caro direttore, accusano Berlusconi, ma non sanno che i consensi per lui stanno crescendo…”. Bravo, bene: Vincere, e vinceremo! Giorgio Stracquadanio viene dai movimenti, è stato radicale, e ha lavorato persino a Rifondazione, non può essere che un novello Nicola Bombacci, che fondò Il Pci, e se ne andò a morire a Salò gridando: “Viva il socialismo!!”. Anche il mitico comandante “Stracqua”, brigata Predellino, non tentenna: “Questa guerra la vinceremo noi!”. Anche Maurizio Gaspari, e soprattutto Ignazio La Russa – onore a loro – non depongono le armi e calzano il basco effigiato con il teschio e il fiore in bocca come il mitico Junio Valerio Borghese, memento audere sempre! (ricordati di osare sempre). Sallusti dirige la Stefani come già l’intrepido Pavolini (e senza i sospetti tentennamenti di Vittorio Feltri!). Beppe Pisanu trama come Dino Grandi, Giampaolo Pansa difende la ridotta su Libero, pugnando con egual vigore contro i partigiani della Garibaldi ed Eugenio Scalfari. Per tutti gli eroici combattenti che non tradiscono un solo grido: Meglio morire in piedi che vivere in ginocchio!!

Ps. Ultimora. Al vaglio del magistrato della Militar Pol alleata – Henry Woodcock – è una intercettazione (di certo in codice) tra il gauleiter Sandro Bondi e il capo di stato maggiore B.: “Presidente! È successa una cosa incredibile. I tedeschi si sono alleati con gli americani e ci sparano addosso!”.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/09/ecco-una-notizia-a-il-fatto-in-questi-giorni/75881/

La sindrome di Salò e l’ultima legione del capo (Luca Telese)ultima modifica: 2010-11-09T23:03:33+01:00da pelikan-55
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