Nov 11, 2010 - Storia    1 Comment

Bufale e falsità, arrivano i diari del Duce

Il Duce Benito Mussolini (3).jpgdi Malcom Pagani, il Fatto Quotidiano, 11 novembre 2010

Una postilla. Una frase laconica che tanto spiega e con voluta ambiguità, molto altro lascia intendere. Neanche il tempo di arrivare a riga cinque della Nota editoriale non firmata sui diari di Mussolini editi da Bompiani, che già le braccia, in un movimento inconsulto, toccano terra. L’autenticità delle cinque agende, precisa l’anonimo estensore, “rimane, ad oggi, controversa”. Elisabetta Sgarbi e Marcello Dell’Utri ce l’hanno fatta. Le patacche che nessuno voleva, i fogli dattiloscritti che mezza Europa ha valutato, per poi cestinare dandosi di gomito, arrivano in libreria. E sono subito pile in bella vista, poster in vetrina, strenne natalizie per ingenui e nostalgici. Qui la ricerca storiografica non c’entra nulla. È una campagna di cinismo, delirio d’onnipotenza, calcolo. Nello sforzo editoriale, Ely e Marcy hanno però smarrito la barbarica baldanza che, appena qualche mese fa, aveva portato entrambi a eccellere nelle Olimpiadi dell’equilibrismo dialettico. Benito Mussolini in copertina, una fotografia sfuocata che è la sintesi di un’operazione maldestra. Sotto il titolo, tra parentesi (forse per la vergogna) un inedito assoluto per la letteratura italiana. “Veri o presunti” si legge. Il tutto e il niente, con prevalenza evidente per la seconda ipotesi in cui la bufala, da sola, non basta a spiegare un sogno di scoperta diventato in fretta incubo. A pagina sette, infatti, invece della minuziosa grafia del Duce, prende il via un lungo capitolo scisso in tre parti. L’introduzione non firmata (un vizio) si allunga e si distende per quasi settanta pagine. Più in là dell’ossessione del giornalista inglese del Sunday Telegraph Nicholas Farrel (firma di Libero, come l’ineffabile Francesco Borgonovo, i due progettano un’operazioncina pseudoletteraria, furba e chirurgica, da dare alle stampe con il quotidiano di Belpietro entro un mese), piovono smentite.

Un’epidemia. Smentisce Edda Ciano, nel 1994, qualche mese prima di morire: “Soltanto parole buttate al vento come molte altre cose che si sono dette su mio padre”. Nega risolutamente Luciano Canfora, picchia duramente Emilio Gentile, al termine di un’indagine durata due mesi e non poche ore al tavolo di un ristorante di confine, come accadde a Denis Mack Smith anni prima. Gentile mette in fila omissioni, elementi mancanti che nell’esistenza di Mussolini assunsero un ruolo chiave. Nota l’assenza di giudizi sui gerarchi del partito e di commenti sui libri letti : “Mentre è certo che le note di lettura erano una caratteristica dei diari di Mussolini”. Ma perdersi nelle minuzie non renderebbe giustizia al vero cuore dell’impresa. Non riscrivere i diari, in qualche soffitta per poi venderli a bibliofili colti il cui mecenatismo confina con l’ego, ma riscrivere la Storia. Riabilitare Mussolini, lavarne le colpe, mondarne le responsabilità. Hitler?, lo sterminio del popolo ebraico? l’entrata in guerra? Eventi e determinazioni che avrebbero trovato Mussolini in opposizione. Ed è qui, in passaggi che se non fossero tragici, farebbero sorridere, che il grottesco si fonda con lo straniamento. 13 novembre 1938, si vota la legge per la difesa della razza. Nei falsi diari, Benito ha la pietas di Madre Teresa: “Si vorrebbero espellere gli ebrei dal Partito. No-non approvo”. O ancora, nelle riflessioni dell’11 febbraio 1939: “Io sono contro le leggi razziali. Gli ebrei vivano come hanno sempre vissuto. La razza ariana o no, per me è la stessa cosa”. E se l’intento autoassolutorio, potrebbe far propendere qualche esegeta sull’autenticità delle pagine ripensate all’uopo, in attesa di processi che il corso degli eventi renderanno inevitabili, sono le spudorate copie dei resoconti dei giornali dell’epoca, le date di compleanno sbagliate di Mussolini stesso (notevole deviazione nel non-sense), gli errori ortografici: “Il movimento popolare iniziato da Marx ed Hegel (sic)”, i nomi delle persone che il Duce conosceva bene da alcuni anni, riportati come se Mussolini li incontrasse per la prima volta, gli elogi a D’Annunzio (in realtà detestato) a dare davvero la cifra dell’inganno.

Non è solo la storiografia di sinistra a dubitare, ma anche profondi studiosi del periodo di destra come Giordano Bruno Guerri: “La mia impressione che si tratti di un falso è nettissima” e docenti alla Cattolica di nome Marino Viganò: “Questi diari si devono smascherare (…) è pressoché inutile una perizia di carta, inchiostro e grafia”. A Bompiani che si è prestata alla farsa sostenendo di non dover dare un giudizio di veridicità a un sedicente libro storico (perché una prova regina, in un senso o nell’altro non esiste sostengono, e quindi, di corsa in stampa a monetizzare), è riuscito il miracolo che lo stesso Duce non realizzò se non a prezzo della dittatura: unire mondi inconciliabili, far parlare, con la stessa opinione, gente delle più diverse estrazioni. Dell’Utri si lamenta di chi, illiberalmente, gli impedisce di fare apologia di fascismo in pubblico presentando il volume. Ha ragione. Non si è mai ridicoli per le proprie qualità, ma per quelle che si fa finta di possedere. La Rochefoucauld, quello vero, dovrebbe averlo letto.

Mussolini, in arte Gino
di Marco Travaglio

La casa editrice Bompiani, fondata da un quivis de populo chiamato Valentino Bompiani, che ha in catalogo oscuri autori di dubbia fama quali un certo Umberto Eco, conosce finalmente il suo momento di gloria. Merito di Elisabetta Sgarbi, che rende finalmente giustizia al noto bibliofilo Marcello Dell’Utri (a Palermo il problema è il traffico) dando alle stampe – citiamo testualmente dal titolo di copertina – “I diari di Mussolini [veri o presunti]. 1939”. L’opera, davvero imperdibile, è preceduta da una nota editoriale anonima, da un’introduzione anonima e da una raffica di “perizie e pareri (prevalentemente negativi) dal punto di vista storico” anche quelli anonimi, e da un’avvertenza redazionale ovviamente anonima. Non s’è trovato un cane che volesse lasciar traccia di sé. L’unica parte firmata sono i diari del Duce che non sono del Duce. Ma questi son dettagli. Il Duce dei falsi diari del Duce è un antesignano del “ma anche” veltroniano: mentre approva le leggi razziali, si dice contrario alle leggi razziali. Perché lui perseguita gli ebrei, però li ama. L’apoteosi però la raggiunge quando festeggia il compleanno un mese dopo il suo compleanno: essendo nato il 29 luglio, spegne le candeline il 29 agosto. Mica scemo: doppia festa, doppi regali. Oppure, più semplicemente, Mussolini si era scordato la sua data di nascita: capita, alle volte. Del resto l’ex socialista Mussolini confonde Engels con Hegel. A volte, lento di riflessi, posticipa di un giorno un bel po’ di date cruciali, come se copiasse dai quotidiani dell’indomani. Altre volte, dotato di notevoli virtù divinatorie, cita nel 1939 i carri armati tedeschi “Tigre” introdotti nel 1942. L’ipotesi che il falsario si sia un po’ confuso con tutte quelle date viene scartata a priori. Manca soltanto che il Duce si firmi Gino Mussolini. Prossimamente in libreria da Bompiani: “Il seguito dei Promessi Sposi, di Alessandro Manzoni [o chi per lui]”, “Il Gattopardo-2 la vendetta, di Tomasi di Lampedusa [ma anche no]”, “La Divina Tragedia, di Dante Alighieri [boh]”, “Il Principe cerca moglie, di Niccolò Machiavelli [ci siete cascati, eh?]”.

Bufale e falsità, arrivano i diari del Duceultima modifica: 2010-11-11T19:16:00+01:00da pelikan-55
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1 Commento

  • Piano con queste stroncature illiberali, io sto scrivendo i veri diari di Gabriele Stalin, che deteneva una relazione omosessuale con Lele Trotzkj.

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