La forze del destino. Storia d’Italia

Duggan.jpgIeri abbiamo presentato il volume di Christopher Duggan La forza del destino. Storia d’Italia dal 1796 a oggi (Laterza, 2008),  discutendone con l’autore. Uno dei temi affrontati è stata la ricorrente mancanza di una “educazione” (civile e politica non solo culturale) come radice delle debolezze degli italiani, così restii a diventare una Nazione e così soggetti ad essere una “massa” da usare per l’uomo della provvidenza di turno. Riporto le conclusioni del volume, che consiglio ai miei 25 lettori (sono quasi 700 pagine ma si legge benissimo, senza obbligo di una lettura totale):

Per molti osservatori, sia in Italia che all’estero, è difficile capire come un uomo che sembra mostrare così poco rispetto per i valori dello Stato,e ha ripetutamente calpestato la distinzione fra sfera pubblica e sfera privata, riesca a ottenere un così ampio sostegno elettorale. Ma perché gli individui possano liberamente sceglierli come bussole per il comportamento, i valori pubblici, non diversamente da quelli privati, hanno bisogno della sanzione dell’autorità morale; e a quanto pare nel corso dell’Ottocento e Novecento l’esperienza di molti italiani comuni è stata purtroppo tale da creare un diffuso scetticismo nei confronti dei fini e valori collettivi, a tutto vantaggio del perseguimento di fini e valori privati”.

 

“Al principio del ventunesimo secolo l’Italia presentava un volto completamente trasformato rispetto al paese povero e arretrato in cui due secoli prima erano nati Mazzini, Garibaldi e Cavour. La grande maggioranza dei suoi abitanti si nutrivano di gran lunga meglio, erano di gran lunga più istruiti, e notevolmente più ricchi e più sani (e magari più felici). Erano anche indubbiamente più italiani. Ma le preoccupazioni che avevano tormentato i patrioti del Risorgimento-al cui centro stava il problema di come costruire una nazione con un passato condiviso e un senso forte di un destino e di una meta collettivi-conservavano negli anni di Forza Italia un’urgenza quasi altrettanto grande che nell’epoca dei Carbonari e della Giovine Italia. Fin dal principio, la nazione italiana era stata difficile da definire e ancor più difficile da costruire; e malgrado gli sforzi di poeti, scrittori, artisti, pubblicisti, rivoluzionari, soldati epolitici di vario colore e orientamento, era chiaro che i vecchi modelli di pensiero e di comportamento erano tuttora profondamente radicati, e  che la fede nell’ideale dell’”Italia” non aveva avuto lo sviluppo auspicato da tanti patrioti.

È d’altronde possibile che l’insistenza con cui il progetto di “fare gli italiani” era stato perseguito fino alla seconda guerra mondiale avesse finito col risultare controproducente, contribuendo a erodere la credenza in valori nazionali collettivi. Ma per funzionare bene gli Stati hanno bisogno di un senso pervasivo e dominante del più vasto insieme cui gli interessi degli individui, dei gruppi e dei partiti debbono in ultima analisi subordinarsi. E al principio del nuovo millennio l’”Italia” continuava ad apparire un’idea troppo malcerta e contestata per poter fornire il nucleo emotivo di una nazione, o almeno di una nazione in pace con se stessa e capace di guardare con fiducia al futuro.”  (pag.672-3).

La forze del destino. Storia d’Italiaultima modifica: 2011-04-13T11:49:00+02:00da pelikan-55
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