Nov 18, 2011 - Senza categoria    No Comments

L’inverno del mio scontento

 

gericault%20la%20zattera.jpgIl vecchio suino se n’è andato, lo spread delle escort è in caduta libera, è arrivato un governo di marziani. Non sono verdi ma non sono terrestri, o almeno italiani. Laureati, competenti, bruttini. Dopo il circo che ci ha governati per tanti anni (senza dimenticare quello che ha seppellito due volti Prodi) il salto è forte.

Ma naturalmente già si alzano i primo distinguo-mugugni-pirlate. Non parlo della leeeegha -che non merita nemmeno la maiuscola-che tenterà di far dimenticare di essere stata per 3 anni e mezzo il mangiatore di fuoco del circo Berlù (e qualche fesso ci crederà pure), o degli “artisti” del circo rimasti a spasso, ma delle teste fini(te) della cosiddetta sinistra.

Passi per i ragazzini incazzati o indignati che propongono il ritorno al baratto e l’abolizione della moneta ma anche fra i “compagni” si mugugna contro le banche, i “poteri forti”, il complotto demo-pluto-giudaico-massonico-BCE. Ma, soprattutto, -ahimè-, si scimmiotta la gerarchia vaticana e ci si trincera sui “principi non negoziabili”, tipo articolo 18 e pensioni. Come insegnava il gen.Beuttler “chi si trincera è perduto” perché, prima poi, se non sarà con un attacco frontale, il nemico ti aggirerà e tu resterai lì, col tuo fuciletto in mano, le piazze piene, gli scioperi fatti, tanti bei cortei ma con il classico cetriolo volante già arrivato a destinazione. Confesso: quando sento Cremaschi mi viene voglia di invadere (di nuovo) l’Iraq.

Non si impara mai niente: il conflitto per il conflitto è come la pippa giovanile, piacevole ma poco produttiva. O si esce dal conservatorismo in cui è caduta la sinistra in questi anni oppure i cetrioli diventeranno una pioggia. Non esistono principi non negoziabili a priori, non possiamo rifiutare ogni cambiamento solo perché non siamo stati in grado noi di proporre un cambiamento prima degli altri. Il riformismo è (stato) innovazione e le innovazioni significano cambiamento, fine di privilegi, nicchie calducce e comode, consolidate gestioni del potere. Roba scomoda per tutti, ma indispensabile.

Non ci sono trincee eterne. Le trincee eterne diventano fosse in cui verremo, giustamente, seppelliti.

Il governo Monti non commissaria la democrazia, il Parlamento esiste e vota, semplicemente si prende atto del fallimento della intera classe politica italiana e con l’acqua alla gola si cerca di trovare una via di uscita, cercando di applicare non tanto le regole della BCE quanto quelle di buona amministrazione, buon senso e rigore (parola ormai desueta a destra come a sinistra). Rigore per noi tutti. Possiamo provarci oppure possiamo scendere in piazza, fare sciopero, sentirci nuovi e rivoluzionari, auspicare anche il default nazionale, cazzeggiare allegramente sul rovesciamento del capitalismo. Si può far tutto, tanto la colpa è sempre degli altri, del complotto internazionale, dei poteri forti, delle banche, di Voldemort, basta crederci e poi-forse-si può essere anche felici…pezze al culo permettendo.

L’inverno del mio scontentoultima modifica: 2011-11-18T11:39:00+01:00da pelikan-55
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