Dic 23, 2011 - Senza categoria    No Comments

Cose che ho imparato con la crisi..

files.jpgPer non meritare davvero la fama di “nemico del popolo” per le mie ultime riflessioni in tema sindacale, lascio la contemplazione di Cima 18 per dire che anche questa crisi, in fondo, qualcosa di buono l’ha portato anche a me. Del resto i nostri antichi non ci ricordavano che “ex malo bonum”? Intanto la crisi ha spazzato via il Circo che ci ha governato per 3 anni. Se qualcuno ancora non gradisse il Governo Monti e i suoi noiosi e grigi professori, farò solo tre nomi a caso: Calderoli-Gelmini-Brambilla. E il resto è silenzio.

Ma questa crisi mi ha anche offerto un’altra opportunità, quella di superare il mio antico complesso d’inferiorità verso una superiore categoria sociale ed economica: il manager. Nonostante sia figlio di un ragioniere e nonostante la mia frequentazione del triennio di Ingegneria nella mia vita precedente, di economia e di numeri ne capisco tanto quanto D’Alema di etica. Quindi rimanevo sempre intimorito da queste figure mitiche, sulle loro auto seriesette, eleganti, occhio rapinoso e rapace, pronti a cogliere il meglio del turbocapitalismo. In Italia, nel mondo, ma anche fra Enza e Secchia. Imprese e banche, holding (che mi hanno spiegato dieci volte cosa siano ma ancora non ho capito) e golden share. Imprese comprate e vendute. Affari, il famoso pallino che non ho mai visto neanche da lontano. E, ovviamente, il corredo di femmine, auto d’epoca, ville e via godendo. E io? Storico di provincia, di quartiere, di strada, di pianerottolo? In cosa contribuivo allo sviluppo della società con le mie noiosee e polverose bazzecole? Insomma quasi una crisi di identità socio-cultural-economica.

Ma poi è arrivata la crisi che ha confermato i miei silenziosi sospetti: altro che geni della finanza! Campioni del turbocapitalismo? Nel migliore dei casi-generalizzo e chiedo venia a quei 2 e 3 che non corrispondono a queste mie lamentazioni-bronzee facce di tolla, capaci di aver fatto saltare una banca, saccheggiato una fondazione ed essere lì ad impartire ancora lezioni di vita ed economia, stimati soci di club e confraternite del carciofotto. Capitani d’industria che lasciano voragini di qualche milione di euro come fossero i gusci dei pistacchi salati la cena di Natale e mollano all’acqua (scusate il francesismo) dipendenti ed operai, squassando l’economia di interi paesi. Ma non erano geniali imprenditori? Non li invitavano a dare illuminati giudizi sull’arte, la musica e quant’altro? Silenzio, scomparsi, intenti magari a passare serate tristi e solitarie sul loro 18 metri ormeggiato a Lerici. In attesa di un degno ritorno. Per fare quei buchi, quei danni, allora bastava anche uno storico di provincia, oltretutto a costo ben inferiore.

Perchè un’altra cosa ho capito: che i soldi si fanno con i soldi e non con il lavoro. Eri in rosso di 1000 euro? Drin, la banca chiamava. Ma se eri sotto di 500.000, drin, la banca chiamava, ma per dartene altri 500.000 così magari, forse, restituivi anche gli altri. Lo so, sembra l’Opera da tre soldi del buon Berchtold, invece è stato uno dei percorsi che ci hanno portato con le chiappe all’aria (di nuovo scusate il francesismo).

E passi (si fa per dire) per i privati ma i manager pubblici? Arrivi, dopo sei mesi lasci un buco che la Fossa delle Marianne sembra un canaletto e che succede? Nulla. Ti dimetti e ti ricoprono di euro (si chiama buonauscita..) e sei pronto al prossimo buco, roba che neanche un tossico farebbe.

Qualche mese fa una signora reggiana ha avuto il titolo di cavaliere del lavoro, meritato per aver costruito negli anni un’impresa vera e reale. Di fianco a lei, pure premiato dal buon Napisan, un manager di stato che può vantare come unica impresa degna di nota la frequentazione con la Ferilli, visto che danni ne ha fatti ovunque l’abbiano destinato a “lavorare”. Cavaliere del lavoro? Cavaliere del traforo, al massimo.

Non so se ci sia una morale in tutto ciò. Io continuerò a far lo storico di quartiere e loro i manager, ma almeno quando li incontrerò sarò più sereno, quasi di buon umore. Penserò alla favoletta del Re nudo e, solo per educazione, non li saluterò con una bella pernacchia e un sonoro “fan…”.

Cose che ho imparato con la crisi..ultima modifica: 2011-12-23T17:29:00+01:00da pelikan-55
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