Sulla moda.2 (ancora?)

 152337971-f80fd20b-a3d6-4eee-bfc4-b74c70295982.jpgSono un fedele lettore di Repubblica ma il sabato è una giornata dura. Con il quotidiano l’edicolante mi appioppa anche l’inserto D-Donna. Inserto. Si fa per dire. 300 pagine, un oggetto contundente, un magazine, come dicono quelli che hanno studiato al Cepu. E lì scatta il problema: la scelta. Che faccio? Le opzioni sono due: a. versione “braccino corto”: l’ho pagato, è mio; b. versione “libertaria”: è carta straccia, glielo lascio (oltre tutto pesa 4 etti e per chi va in bici ogni grammo conta) e chi se ne frega.

Comunque sia la scelta (confesso che di solito lo prendo, lo sfoglio in comoda posizione seduta-in quel luogo dove un’uomo/donna deve essere solo-strappo l’ultima pagina con l’articolo di Galimberti e, in media, 4 ore dopo l’edicola, l’inserto-magazine-mattone è nel mucchio della carta da riciclare.

Non sollevo proteste vetero-ecologiche pensando ai 4 alberelli sacrificati solo per fornire carta alla mia copia ma non riesco a non provare un misto di rivolta-indignazione-ironia di fronte a simili produzioni editoriali.

E’ chiaro il loro scopo, basta sfogliarli una volta: sono enormi, luccicanti, patinati esemplari di carta moschicida pubblicitaria. La pubblicità è lo scopo e l’obiettivo raggiunto: money as usual. Bene. Poi, dovendo chiudere qualche buco bianco nell’impaginato si inventano articoli, articolini, recensioni, consigli per i buyer.

Avviso i lettori, ma soprattutto le lettrici, che mi sto inoltrando in un terreno pericoloso, da obsoleto maschietto mi occuperò di faccende femminili. Chiedo venia in anticipo. Leggo sul sito del suddetto magazine:

 

[Donna, vocativo] Non devi per forza rinunciare alla sensualità e all’attitudine “easy dressing” conquistata durante le vacanze estive. Soprattutto se gli stilisti hanno proposto come quest’anno un’infinità di vestiti femminili e dal look vintage, ma non troppo, con misurate citazioni alla favolosa Swinging London e alla Catherine Deneuve di “Bella di giorno”. Il vestito, facile da indossare e abbinare, è infatti un passepartout molto amato, anche dalle dive che lo indossano volentieri anche sul red carpet (guarda la nostra gallery con i loro outfit). D.it ti propone 8 tendenze tra le quali scegliere l’abito che fa per te.

http://d.repubblica.it/argomenti/2011/09/22/foto/abiti_autunno_inverno-517845/1/

 

Compulso un dizionario moda-italiano e intuisco cosa c’è dietro a questo appello. Niente. O meglio la cosa più importante: compra. Se vuoi essere bella compra, se vuoi essere desiderata compra, se vuoi consolarti compra, comunque compra. Ho sempre avuto la ventura di frequentare, amare, sposare donne (1 sola, eh..) che di tutto ciò se ne infischiavano allegramente, ma mi rendo conto di essere stato fortunato. Anche su FB sento parlare di tacchi, animalier (??), shopping etc… Io non sono reale, FB lo è quindi ne prendo atto. E si torna al mio articolino di ieri sugli stilisti-sarti. Vado a vedermi la galleria di foto relative alle ultime sfilate. Belle. Bellissime. Bravi. Bravissimi. Però. Sono stato un fotografo e ho conosciuto altri fotografi. Pochissimi quelli che ammiravo, non perché non ce ne fossero di bravi ma perché io volevo di più della semplice tecnica, volevo l’idea, un pensiero dietro alla macchina. Mi accorsi che si poteva essere bravi, bastava esserci: auto da corsa? Basta essere abbastanza vicini. Foto di moda? Basta la modella, un buon parco luci e come fai a non fare buone foto?

Così la moda: prendi una diciassettenne semianoressica lettone, alta 1 e 80, occhi blu, capello biondo. Attirerebbe l’attenzione anche con una mia vecchia camicia da lavoro. Basterebbe lasciarla distrattamente aperta ed il gioco è fatto. Eleganza, moda, tendenza.

Io invece lancerei la sfida a questi geni del look, della citazione et similia. Prendete una casalinga di Bagnolo, una ragazza di Baiso. A caso. E vestitele. Capitele come sono davvero, cosa vogliono. Confrontatevi con curve reali, con gambe padane, con polpacci non proprio affusolati. La santa normalità. Siete geniali? Fate funzionare gli emisferi che mamma vi ha regalato. Sarebbe una bella sfida. Impossibile.

Il rischio è che la moda diventi anche, oltre il business che conosciamo, un elemento di infelicità per tante ragazze, donne, signore che già hanno i loro bei problemi. Si offrono modelli irreali, irraggiungibili, si innescano frustrazioni che si risolvono poi con tragiche scorciatoie (diete massacranti o peggio) o con grotteschi rimedi (plastiche, gomme, silicone e altro). Molte donne purtroppo sono disposte a comperare l’infelicità a caro prezzo, aiutate da maschi sempre più vincolati a standard “chic-bordello” (basta guardare l’immagine che si presenta in quelle intere pagine patinate) dove lo stesso stereotipo maschile è quello del “bello-muscolo-impossibile”. Due infelicità che si rincorrono.

 

p.s. Una domanda che ancora non ha trovato risposta: perché tutte queste fanciulle che troviamo sulle pagine delle riviste di moda e/o in tv nelle sfilate hanno sempre una sola espressione sui loro bei faccini: “sono incazzata nera e te la farò pagare?” Perché? Sono giovani, bellissime, superpagate, non conoscono l’odore del fritto misto per le scale, né la calza smagliata alle 8 del mattino o la suocera con badante. E sono incazzate. Perché?

Sulla moda.2 (ancora?)ultima modifica: 2011-10-07T10:59:00+02:00da pelikan-55
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1 Commento

  • Io avrei una risposta: perchè agli stilisti,in genere, non piacciono le donne. Come ai parrucchieri,i quali non vedono l’ora di rovinarti i capelli stagluzzandoli, tingendoli, bruciandoli. Al mondo della moda non piacciono le donne, traformate in semplici grucce a cui appendere veri e propri costumi da carnevale. Se non ci fossero i cinesi, la maggior parte delle donne “normali” non saprebbe più come vestirsi. Non solo per i prezzi (quando poi sai che lo stilista fa cucire in laboratori come quelli di Barletta…), ma anche per le taglie impossibili. Hai presente una 38???? Una 38???? Al di sotto della 42, amenochè una non sia un metro e cinquanta, un tempo si sarebbe andati dal medico a chiedere i ricostituenti…

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