Sensazioni

navefolli.jpgNon sono scomparso, tranquillizzo i miei affezionati 25 lettori. Sono stato tranquillo in questi giorni, qui a Fortezza Bastiani il sole è ancora tiepido, il cielo è blu, tempo giusto per rimettersi a studiare e leggere. Ma soprattutto ho avuto spesso delle idee che non condivido e allora mi sono trattenuto dal battere tasti a caso o a (troppo) sentimento. Oggi, tornato dal funerale di Laila, una rocciosa ragazza partigiana, riprendo questo piccolo spazio per provare a condividere qualche sensazione ormai di fine anno.

Sensazione numero uno (o del senso del dopo). Un amico mi ha messo in guardia dall’usare il termine vecchio suino per il nostro EX-presidente del Consiglio. Forse per l’aggettivo vecchio? Qui in Emilia il suino è una animale nobile, anzi è “L’animale” (àl nimèl) per antonomasia. Quale insulto, dunque? No, è che il dopo-suino ci ha lasciati come svuotati, con un gusto amarognolo in bocca. Come la mattina dopo una nottata di bisboccia ci si alza intontiti, un po’ vergognosi di essersi ridotti in quello stato, vengono in mente scene della nottata che vorremmo evitare di ricordare, un mal di testa a suggello degli eccessi. Dopo anni di fango, volgarità, nani e troie non ci viene spontaneo librarci leggeri nel cieli futuri. Il fango si secca e resta appiccicato alle scarpe, ai vestiti, la volgarità è un peso che trascina in basso i pensieri. E’ stato facile sentirci grandi di fronte ai nani e puri in confronto alle troie. Adesso si tratta di altro, di rimettere in fila le priorità, di non pensare che tutto tornerà a posto, perchè l’ordine infranto si sana soltanto inventando un nuovo ordine, non rattoppando quello che è stato abbattuto, anche perchè i nani non sono cresciuti e le troie stanno solo cercando nuovi clienti.

Sensazione numero due (o della difficoltà del cambiamento). Il governo Monti era in carica da una settimana, non aveva fatto ancora nulla ed ho sentito il grido fatidico “sciopero!” Contro cosa? La Goldmansachs, la trilaterale, Pippoplutopaperino? Non importa. Sciopero. Per che cosa? Forse per giustificare l’esistenza in vita di chi lo proclama? Per solleticare l’ego di qualche leaderino? Piazze piene, urne vuote, as usual? Siamo nel XXI secolo e usiamo metodi e sistemi di due secoli prima. Compriamo l’i-Pad ma sembriamo personaggi di Pellizza di Volpedo. Lo sciopero? Il corteo? La manifestazione? Ma in 150 anni non siamo riusciti ad inventare null’altro per affermare i nostri diritti/doveri che non siano riti incartapecoriti e autolesionisti? Nelle piazze si gridava “La fantasia al potere”, finora l’abbiamo avuta nella versione oscena del berlusconismo, non riusciamo a pensare nulla di meglio? Perchè viviamo in un paese dove la paura dominante è quella di cambiare. Basta proporre la riforma dei moscerini e salta su l’Associazione dei parabrezza a dire che no, non si può, non si deve, il Sindacato dei vetrai che difende i diritti acquisiti, l’Ordine dei tergicristalli che grida all’attacco alla libertà di spazzola. A Reggio ri riorganizza la struttura scolastica e il Sindacato scende in campo a difendere i privilegi, le nicchie consolidate, le scuole di “eccellenza”. Soluzione? Fermi tutti per un anno. Poi si vedrà. Intanto ne parleremo. Stop alla vita. Entriamo tutti nella moviola e auguri.

Sensazione numero tre (o del rischio di scherzare con il fuoco). Siamo in crisi, siamo alla frutta, lo spread, il default etc.. Bene. No, anzi, mah. Leggo sulla stampa la sapida economista aperta per turno: l’Italia è fallita, torniamo alla lira. Non mi ero accorto che l’uso di sostanze dopanti fosse così diffuso. Ma ci rendiamo conto di cosa stiamo dicendo. Non siamo leghisti da Bar Sport. Tornare alla lira? E poi? Ah, ah, faremo come l’Argentina. Che bello, signora mia, quest’anno le gonne vanno corte, lei che fa? Mette l’euro o la lira? Il doblone o il sesterzio? E simili demenze non sparate dal miliardario all’estero che, tanto, a lui euro, lira o tallero cambia solo la letterina puntata prima della cifra. No, boiate cosmiche sparate dalla “sinistra” che davvero sinistra è, agghiacciante quasi. L’irresponsabilità che abbiamo vissuto/subito per 14 anni e che qualche bello spirito ha battezzato “leggerezza” ci ha fatto davvero perdere il senso delle cose. Quos vult perdere Deus dementat. Dio toglie il senno a chi vuole mandare in rovina, così mentre il Titanic farà gluglu canteremo allegri e saremo felici “finalmente tanti cubetti di ghiaccio per i nostri coktails!!”

Sensazioniultima modifica: 2011-11-29T16:47:00+01:00da pelikan-55
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