Felici di odiare (2)

di Alessandro Dal Lago, da MicroMega 6/2009

2. Il personaggio Berlusconi è, insomma, la maschera di un blocco sociale e culturale di destra che si è potuto esprimere liberamente, quasi gioiosamente, grazie alla scomparsa di quei partiti che, dopo la caduta del fascismo, esercitavano in Italia una funzione gramsciana di pedagogia collettiva, e cioé il Pci e la Dc. Il termine generico «destra» è forse inadeguato perché non rende la peculiarità anche storica di questa cultura. «Fascistoide» ne esprime meglio la natura: attaccamento spasmodico alla proprietà, affarismo, decisionismo contro i deboli, mitologia, a seconda delle varianti, della nazione o della piccola patria, spirito strapaesano, sospetto nei confronti di qualsiasi cosa venga da fuori, assoluta indifferenza ai diritti degli altri (3). È una cultura provinciale profondamente radicata nel paese, forse più nelle zone sviluppate e apparentemente moderne che nel resto (4). Probabilmente le sue potenzialità eversive (come si manifestano nella Lega) sono state tenute a freno per molto tempo dalla presenza di un capillare cattolicesimo organizzato. Ma per avere un’idea di quanto sia antico questo genius loci italiano, anzi padano, si considerino i versi apparentemente affabili di un poeta settecentesco, l’abate Giuseppe Rota, difensore della poesia in bergamasco e antilluminista radicale.

Mi per efett de ver amour, de stima,
Lavori e pensi in prima
A i mè compatriogg e a i mè terèr;
E dopo, se ’l men vansa, a i forestè (5).

Ma l’affabilità dell’uomo di Chiesa è notoriamente scomparsa nei suoi successori leghisti e non solo in loro. È vero che nello stesso centro-destra le sparate xenofobe della Lega fanno alzare qualche sopracciglio, ma questo è lo spirito che anima, con piccole varianti, tutto il Pdl e che Berlusconi ha mirabilmente sintetizzato. È qui la ragione profonda del ruolo centrale che l’immigrazione gioca nella vicenda italiana. La questione ha portato alla luce non tanto una generica ostilità all’altro, come si sostiene ritualmente nei tentativi di analizzare l’anomalia italiana e le derive xenofobe (6), quanto la stessa ragion d’essere, materiale e simbolica, del blocco sociale berlusconiano e della sua espressione più radicale, e cioè la Lega. Se mai questa un giorno dovesse rivedere per assurdo le sue posizioni in materia d’immigrazione, negherebbe la propria ragion d’essere. La Lega è naturalmente e felicemente xenofoba. Essa ha scoperto cioè da una ventina d’anni quanto il suo «popolo» sia felice nell’odiare qualcuno, come se fosse una curva di tifosi perennemente in guerra contro un’altra curva. E quindi paradossalmente, la Lega ha bisogno dell’immigrazione e dell’insicurezza (7).
Ho usato la metafora della curva calcistica perché meglio di ogni altra descrive la profonda topofilia della destra italiana, l’ossessione per il territorio (8). L’immigrato rappresenta, con la sua semplice esistenza di essere umano uscito dal suo paese per entrare in un altro, la negazione della territorialità, e cioè del fatto che si possa esistere come attori sociali e politici solo in un territorio (9). Ma si tratta di una negazione indispensabile alla cultura politica della destra italiana. Se un giorno, sempre per assurdo, gli stranieri non arrivassero più, la Lega esaspererebbe il conflitto con quelli che ci sono, ne inventerebbe di nuovi o ne rispolvererebbe di vecchi (come nelle grottesche e periodiche sparate contro i «meridionali»). Perché la territorialità non si esprime nel semplice possesso esclusivo di un territorio, ma nella sua riaffermazione incessante – tale pretesa deve essere pronunciata in eterno per avere senso politico. Ecco perché la Lega (e in misura minore, ma nello stesso senso, il resto del centro-destra) ha bisogno dell’immigrazione per poterla «contrastare» e quindi riaffermare la propria pretesa esclusiva al territorio.
Si tratta dunque di un contrasto che ha soprattutto una funzione simbolico-politica, al di là dei terribili costi umani che il recente pacchetto-sicurezza e il rifiuto indiscriminato dei richiedenti asilo stanno causando. Mi spiego: l’espulsione preventiva dei migranti (i cosiddetti respingimenti) e la negazione dell’asilo politico non significano la fine dell’immigrazione irregolare. Per mille rivoli, nonostante i naufragi e le deportazioni in Libia, gli stranieri continueranno ad arrivare e ad alimentare il mercato del lavoro clandestino. Se questo rimane invisibile, alla Lega e alla destra va benissimo (come dimostra la sanatoria delle badanti, e cioè di una categoria sociale non solo indispensabile alle famiglie ma scarsamente visibile perché confinata entro le mura domestiche). Per il resto, quello che importa alla Lega e alla destra è il consenso su una politica simbolicamente muscolare. Stando ai sondaggi, il consenso c’è e ciò dà un’idea del grado di implosione culturale e politica del paese.
Questo è dunque il significato di una politica migratoria tutta giocata sulla paura. Poche migliaia di migranti vengono lasciati alla deriva nel Canale di Sicilia o respinti in Libia, dove il loro destino, in base a numerose testimonianze, è a dir poco oscuro (uccisioni, vessazioni di ogni genere, carcerazioni indefinite, violenze, deportazioni verso paesi terzi sottratte a qualsiasi controllo internazionale eccetera) (10). Tutti gli altri, regolari o irregolari che siano, vivono da noi in una condizione d’invisibilità sociale, di mancanza di diritti, di obbedienza ai padroncini e di terrore verso qualsiasi polizia si occupi di loro. Ma il governo di centro-destra non ha mai veramente bloccato il loro afflusso. Negli anni del secondo governo Berlusconi (2001-2006), il numero dei migranti regolarizzati è più che raddoppiato, rispetto all’epoca del precedente governo Prodi, e una tendenza analoga, a partire appunto dalla sanatoria delle cosiddette badanti, è facilmente ipotizzabile oggi. Con la faccia feroce verso gli sventurati che traversano il Canale di Sicilia e gli stranieri che commettono piccoli reati e, allo stesso tempo, l’assorbimento delle categorie degli invisibili nell’economia domestica, il governo Berlusconi realizza un duplice obiettivo: la riaffermazione simbolica della difesa del territorio e il sostegno alle famiglie e alle piccole imprese. Con il recente pacchetto sicurezza si realizza dunque un inasprimento parossistico di quel doppio regime verso gli stranieri (i clandestini «cattivi» e i regolari «buoni») che, in realtà, ha sempre definito le politiche pubbliche italiane, di destra e di sinistra, in materia di immigrazione (11).
Tutto ciò ha naturalmente dei costi sociali e politici. Per cominciare, il pacchetto sicurezza approvato nel luglio 2009 introduce un reato, quello di immigrazione clandestina, che sta portando inevitabilmente al sovraffollamento delle carceri (12). Non solo: l’attività della polizia dovrebbe raddoppiare per controllare davvero i possibili clandestini. E data l’attuale crisi economica e finanziaria, questo è chiaramente impossibile. Inoltre, anche senza chiamare in causa l’opposizione di vasti ambienti cattolici alle leggi dell’attuale governo, il pacchetto sicurezza sta visibilmente aprendo dei conflitti con l’Europa. Benché in linea di principio l’atteggiamento europeo sia altrettanto ostile all’immigrazione incontrollata, quasi tutti i paesi europei hanno una legislazione più aperta nei confronti dei richiedenti asilo. Espellendoli a priori, l’Italia, una volta di più, non fa che scaricare il problema sul resto d’Europa.
La politica italiana in materia di immigrazione e diritto d’asilo espone il paese non solo all’aggravamento di problemi tradizionali (il sovraffollamento delle carceri, l’ingorgo dell’apparato giudiziario e di polizia), ma anche a frizioni con il resto del continente. E tuttavia è assai dubbio che l’attuale maggioranza cambi rotta. Come si è detto sopra, la cultura politica della destra si fonda sull’odio nei confronti di nemici reali e immaginari, forestieri, migranti, clandestini, «comunisti» eccetera. Essa è quindi basata sull’emergenza, sull’idea del territorio assediato, cioè su sentimenti collettivi irrazionali che assicurano alla destra, finché probabilmente la crisi economica non spariglierà i giochi attuali, il consenso del fondo sociale del paese. In questo senso, se altri poteri esterni o interni (l’alleato americano, l’Europa, la Chiesa…) non interverranno, direttamente o indirettamente, Berlusconi e i suoi pretoriani (parte del Pdl, la Lega eccetera) continueranno a percorrere la strada attuale, anche quando è visibilmente contraria agli interessi collettivi.

continua

Felici di odiare (2)ultima modifica: 2010-01-12T18:57:00+01:00da pelikan-55
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