Quale spazzatura, quale disgusto, quale miseria

Da “Avvenire” di oggi:
Niente «silenzi di convenienza», parole appropriate
Caro Direttore,
è da un po’ di giorni che sento tanta amarezza nel mio animo, amarezza che a volte sfocia in rabbia. Sono un sacerdote e vostro abbonato da tanti anni, ma da sempre compero quotidianamente il giornale Avvenire. Vi ringrazio di tutto quello che fate perché si combatta e non ci si adatti alla cultura corrente, di massa, di profondo egoismo e di banalità sconcertante che si estende e domina cuori e menti di tanti giovani. Vi ringrazio delle vostre battaglie su tantissimi temi. Ma sono deluso dal vostro atteggiamento circa quello che da settimane riempie alcuni giornali: la vita privata del presidente del Consiglio. Quale spazzatura, quale disgusto, quale miseria. Aveva ragione la moglie dicendo «Aiutatelo, è ammalato». E lui ora non nega lo squallore, ma lo indica come performance, come capacità, come virtù… Afferma: «Non sono un santo e gli italiani mi vogliono così». Ma quale falsità! Tanta è la mia sofferenza per il vostro atteggiamento di silenzio, di attesa di verifiche certe,, di… come il Tg! Ma perché non una parola chiara su quello squallore? Perché anche i Vescovi non sono così chiari e precisi come su tanti altri temi di morale? Perché, senza condannare il peccatore, non si dice quasi nulla di questo peccato d’immoralità? E lui se ne fa un vanto! Quanta sofferenza, quanta amarezza nel vedervi così quasi servili, così poco decisi e precisi a condannare una moralità così squallida che purtroppo inficia menti e cuori di tante persone, di tanti giovani. Dov’è la parola chiara, precisa, puntuale che condanna? E questo atteggiamento di prudenza (che io definisco di convenienza), non c’è solo su atteggiamenti di morale sessuale ma anche del dovere di accoglienza delle persone che fuggono dall’inferno e chiedono aiuto. Dov’è la tolleranza cristiana? Né sul suo giornale né nelle parole di tanti Vescovi c’è stata una condanna precisa, chiara, evangelica. Solo il mio vescovo , il cardinale Dionigi Tettamanzi e i Vescovi lombardi sono stati precisi sul dovere dell’accogliere. E li ringrazio di cuore. Ma non certamente la Cei né il quotidiano Avvenire. C’è tanta amarezza in me. Grazie dell’ospitalità per questo sfogo e grazie se risponderà e pubblicherà.

don Angelo Gornati, Limbiate

Risponde il Direttore:
Caro don Angelo, la sua lettera è giunta sul mio tavolo lo stesso giorno in cui un grande quotidiano nazionale titolava in prima pagina: «Berlusconi, spuntano altre ragazze / e il giornale dei vescovi lo attacca». E anche ieri lo stesso giornale è tornato ad argomentare con solerzia ancora in prima pagina e sempre a partire da ciò che su Avvenire era stato pubblicato. Lei mi dice che è sgomento per il nostro silenzio, mentre altri, prendendo al volo le nostre parole, ci fanno addirittura gridare. A chi devo credere? Per come sono fatto, credo a lei, e cerco di capire che cosa mi vuol dire. Non mi costa farlo, e non mi costa immaginare che cosa passa per la mente dei nostri preti in una stagione in cui la scena pubblica offre spettacoli niente affatto confortanti. Sono loro in trincea e più di tutti sanno quanto costa rappresentare alla gente le esigenze della vita cristiana. Eppure, proprio perché mi immedesimo nella sua delusione, don Angelo, non posso rinunciare a dirle come vedo le cose. E cioè che Avvenire non è stato zitto. Ha parlato sul tema a più riprese: con un fondo di Rossana Sisti, con un secondo fondo di Gianfranco Marcelli, con un terzo intervento di Piero Chinellato, infine con una mia risposta collettiva ad alcune lettere, che è il testo da cui ha attinto Repubblica per fare il titolo di cui dicevo. Vede, per i media nazionali la posizione di Avvenire è inequivocabile, glielo posso assicurare. E lo stesso mi sento di dire per i nostri Vescovi: sia il presidente cardinal Bagnasco sia il segretario generale monsignor Crociata hanno colto le occasioni pastorali che si sono presentate per prendere posizione in modo netto sul piano dei contenuti come della prassi. Chiunque è stato raggiunto dai loro interventi ha capito quello che si doveva capire: alla comunità cristiana tocca tenere alto il contenuto della fede, e non cedere a compromessi. Avvenire ha dato puntualmente conto di entrambe le loro prese di posizione. Per questo, pur con tutto il garbo possibile, non me la sento di accogliere la sua accusa di «convenienza». Non solo mi sembra ingenerosa, ma anche ingiusta. Provi a immaginare che cosa avrebbe fatto lei se nel Comune in cui opera si fosse presentata una situazione moralmente critica come quella nazionale. Avrebbe parlato chiaro, da prete, o avrebbe organizzato la dissidenza? Immagino che avrebbe fatto fino in fondo il prete. Che è, se ci pensa bene, esattamente la linea seguita dai Vescovi. Quanto agli immigrati, lei loda il pronunciamento dell’episcopato lombardo e ringrazia il suo arcivescovo, il cardinale Tettamanzi. E fa bene. Se, poi, avesse tenuto presente quanto il presidente della Cei aveva articolatamente detto a proposito della politica migratoria in occasione dell’assemblea generale dei Vescovi, non avrebbe colto divaricazioni. La cultura è naturalmente la stessa e anche l’approccio pastorale alla questione è il medesimo. Avvenire è stato zitto anche su questa tematica? Davvero difficile da sostenere e da dimostrare. Forse non s’è pronunciato in termini ‘da scomunica’ verso quanti operano in direzione opposta all’accoglienza. Ma lei crede che le parole grosse aiutino a convincere chi condivide e asseconda certe battaglie della Lega? Si sbaglia, don Angelo. Noi, rispetto ai problemi che pone l’immigrazione, dobbiamo parlare e muoverci in maniera da non perdere per strada la nostra gente, e non regalarla a posizioni culturali di chiusura. Dobbiamo invece con lucidità e lungimiranza continuare a tessere quello spirito comunitario che, per natura sua, è anche e necessariamente inclusivo. La saluto.

Quale spazzatura, quale disgusto, quale miseriaultima modifica: 2009-07-28T14:48:00+02:00da pelikan-55
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1 Commento

  • Il disagio, in noi cattolici, è totale; lo è forse ancor di più per i preti che non seguono l’andazzo di don Ranza. Qui una riflessione di don Emanuele Benatti, del centro missionario diocesano:
    Non so come… so soltanto che…

    Sì, onestamente, non so come si chiamassero né quanti fossero, né quante donne avessero al seguito, tutti i signori convenuti a L’Aquila… So soltanto che hanno fatto di tutto per farsi vedere belli, giovanili, sorridenti, simpatici, eleganti, buoni, perfino responsabili e coscienziosi, meritevoli di attenzione…
    Non so di quanti militari armati e di quali e quante armi strategiche hanno avuto bisogno per sentirsi tranquilli e sicuri, per sembrare appunto rilassati e rassicuranti… So soltanto, e per certo, che per settimane in Abruzzo la gente ha vissuto in stato di assedio, controllata giorno e notte, da soldati armati, inflessibili, esasperanti. E più di uno si è sentito soffocare e impazzire, nelle tende…
    Non so, onestamente, quali impegni concreti si siano presi e quali accordi reali abbiamo fatto per andare via (come sempre!) tutti così contenti, con grande ostentazione di baci e abbracci, chissà forse anche con qualche lacrima… So soltanto che 2-3 miliardi di persone, nel mondo, senza televisione e senza forza per sorridere non si sono accorte di nulla, altri due miliardi avranno visto quello che sarà stato fatto loro vedere (e non ci avranno capito granchè), e tutti loro, 5 miliardi di persone non s’aspettavano nulla e nella loro vita non trarranno alcun beneficio da quelle firme, da quelle strette di mano e da quella prosopopea mediatica…
    Non so, onestamente, se fra 20-30 anni (quando un decimo di quelle intese diventeranno, forse, operative), ci sarà ancora qualcuno di quei signori… So soltanto, e per certo, che un’ecatombe di quei 5 miliardi di persone, più deboli, saranno state lasciate o fatte sprofondare, scaricate da un sistema che cura nei dettagli le operazioni d’immagine dei vip, molto meno quelle di sostanza, riguardanti le moltitudini umane…
    Non so neppure quanto l’Italia abbia speso per questa kermesse (pare dai 400 ai 500 milioni di euro), né quanto le promesse di aiuto serviranno all’Abruzzo o all’Africa, ripetutamente chiamata in causa… So soltanto che il terremoto non è ancora finito, e tanto meno sono finite le guerre in Congo, in Eritrea, in Somalia, in Sudan, nello Sri Lanka, in Afghanistan, in Medio Oriente, né sono finite le repressioni in Tibet, in Birmania, in Iran, nel Sahara occidentale…
    Non so quanti africani in fuga dai loro Paesi in guerra e diretti in Europa siano già morti nelle acque del Mediterraneo e dell’Atlantico in questi 10 anni (dalle statistiche non meno di 50mila)… So soltanto, e chi ha visto il film documentario “Come un uomo sulla terra” ne ha avuto una ulteriore tragica conferma diretta, che sono decine di migliaia gli africani sballottati in Libia su containers d’origine italiana, uomini e donne venduti e rivenduti anche 5-6 volte per 30 denari libici (equivalenti a 50 euro) da poliziotti e da mercenari libici violenti, stupratori, analfabeti, pedine di una rete perfettamente organizzata che collabora col Governo italiano per bloccare sul nascere a tutti i costi il flusso migratorio verso l’Italia…
    Non so neppure, francamente, quanto sia vero, come ha detto Obama in Ghana, subito dopo L’Aquila, che l’Africa può farcela, purchè sappia prendersi la responsabilità di combattere la corruzione e l’autoritarismo… So soltanto che chi da tempo insanguina e dissangua l’Africa sono le leggi del mercato e della finanza mondiale imposte per conto dei paesi forti dal FMI e della Banca mondiale, oltre alla perfidia di funzionari locali e internazionali senza scrupoli, promotori di traffici innumerevoli di organi, di persone, di armi, di rifiuti tossici, di droga, di pseudo-medicinali…
    Non so quanto, dopo le promesse, il Governo italiano destinerà ai paesi poveri quest’anno (finora 321,8 milioni, vista la crisi!)… So soltanto che l’approvazione del bilancio per la fabbricazione di nuovi caccia-bombardieri F35, avvenuta nel maggio 2009, prevede una spesa di ben 15 miliardi di euro…
    Non so che cosa abbia spinto Frattini ad affermare che a L’Aquila “c’è stata una svolta sul clima, perché tutti hanno ammesso l’allarme”… So soltanto che tutti gli ambientalisti, scienziati, sociologi, politici, giornalisti, teologi, pastori, persone normali che da decenni denunciano la gravità della situazione, sono stati regolarmente accusati di catastrofismo, di terrorismo ecologico, di falsità e di colpevole ignoranza…
    Non so, sinceramente, se, come ha detto lo stesso Frattini, oltre ai 20 miliardi di dollari stanziati per lo sviluppo, sarà istituito un meccanismo di rendicontazione precisa circa la fedeltà dei Paesi donatori alle promesse fatte, per una effettiva erogazione dei fondi… So soltanto che l’Italia è uno dei paesi più inadempienti (Frattini ha promesso: “in tre anni recupereremo il ritardo”), che nessun G8 ha finora mantenuto le promesse, e che il fallimento degli obiettivi del millennio ne è una dimostrazione lampante…
    Ancora, non so fino a quando resisterà la formula del G8 ormai palesemente obsoleta (tant’è vero che dal G8 si sta passando rapidamente al G20)… So soltanto che nel 1948 è stato istituito l’ONU come assemblea permanente consultiva e decisiva per il cammino dei popoli. Ora non so effettivamente quanto credito abbia l’ONU presso i signori del G8 o del G20… So soltanto che il G8 non gode di un credito maggiore presso la stragrande maggioranza della popolazione mondiale, anzi…
    Papa Benedetto, giustamente, ha invitato a pregare per il G8 e per quelli che governano il mondo. Non so, onestamente, quanti l’abbiano fatto, né con che spirito… So soltanto che io l’ho fatto, a fatica, perché ero fortemente tentato di seguire Beppe Grillo… Chissà che non sia stata una preghiera doppiamente efficace, o piuttosto doppiamente meritoria! Coi tempi che corrono, bisogna spigolare e raccogliere briciole per continuare a sperare e a lottare…
    Comunque se i signori de L’Aquila vorranno veramente cambiare rotta, sappiano che molti lo stanno facendo da tempo: sono forse invisibili ai loro occhi, ma ci sono, un po’ più avanti di loro… e continueranno a farlo, anche senza di loro o contro le loro alleanze.

    don Emanuele Benatti

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