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Nov 4, 2013 - Senza categoria    1 Comment

La lampadina (breve apologo sul cambiamento)

La lampadina

 

Negozio, interno giorno.

Entra il cliente.

 

Cliente: “Buonasera, vorrei una lampadina, a basso consumo, 60 watt”.

Negoziante: “Perché?”.

lampadina accesa.jpgC.: “La lampadina s’è bruciata…”

N.: “Quale lampadina…”

C.: “La lampadina in sala..”

N.: “Ah,..”.

C.: “Da 60 watti non ce l’ha?”.

N.: “Per chi mi prende, lei offende la mia professionalità, certo che la lampadina ce l’ho..”.

C.: “E allora?”

N.: “Allora cosa?”

C: “La lampadina me la dà o no…”

N.: “Dipende…Lei perché vuole cambiare la lampadina?”

C.: “Perché l’altra è bruciata…”

N.: “E la vuole cambiare lei?”

C.: “Sì, certo…”.

N.: “Ah…allora lei ha qualcosa contro gli elettricisti…”.

C.: “Perché dovrei?”

N.: “Perché non chiama un elettricista?”

C.: “Per una lampadina?”

N.: “Vede? Lei non apprezza la professionalità dell’elettricista..”

C.: “Che c’entra? Per una lampadina..”

N. “Bravo, si incomincia così e poi si crea una crisi occupazionale…se nessuno chiama più gli elettricisti..già ci sono quelli polacchi…”.

C.:”Dovessi fare un impianto…ma per una lampadina…”

N.:”Tante lampadine in meno fanno una crisi…lei vuole la crisi?”

C.: “Io volevo cambiare una lampadina…”

N.: “Dicono tutti così..ha sentito il delegato sindacale…?”

C.: “Chi?”

N.: “Lei arreca danno all’occupazione, deve concordare un piano con il delegato sindacali, anzi i delegati…lei è credente?”

C.: “Cosa c’entra? Io volevo cambiare la lampadina…”

N.:”Dicono tutti così, e poi succede il casino, con questa mania di cambiare…Se lei è credente deve concordare il piano occupazionale prima col sindacato e poi con l’associazione degli elettricisti cattolici…”.

C.:”Elettricisti cattolici…ma che roba è…”.

N.: “Non faccia finta: ci sono i maestri cattolici, i farmacisti cattolici, ci sono anche gli elettricisti cattolici: se lei cambia la lampadina e quella si accende e consente di leggere magari stampa contraria alla morale, eh? O lei mi spegne una lampadina e nel seguente buio lei mi fornica, eh? Ci ha pensato?”.

C.: “Io volevo cambiare una lampadina…”

N: “E lei fa bene, figurarsi, ma prima di fare cambiamenti ci vuole prudenza, si deve predisporre un percorso, mica si può fare così, zac, svita e avvita…E poi da solo! La lampadina a quale quota è?”

C.: “Quota? Ma è in casa, in sala…”

N.: “Vede? Lei vuole fare cambiamenti ma lei mi approssima…la lampadina è nel portalampada, giusto? Allora è a soffitto, a livello tavolino, mensola, sono quote diverse…ci vuole precisione, altrimenti poi succedono i casini…”

C.: “Casini?”

N.: “Questione di quote, beata ingenuità, la quota incide sul rapporto con il sindacato…”

C.:”Sindacato? Un altro?”

N.: “Certo, il SiScaC (Sindacato scalisti Cobas). Finchè la quota è ad altezza d’uomo allora basta una comunicazione e via, ma se la quota del portalampada richiede l’uso della scala per lo svita/avvitamento ehh, allora, lei deve concordare con il SiScaC. Deve giustificare perché lei non si chiama un elettricista/scalista. Vuol provocare una crisi occupazionale? Di questi tempi? Concordi tutto con il SiscaC, o vuole trovarsi un picchetto sotto casa di famigliari di scalisti in cassa integrazione? Vuole che vadano a Roma a spaccare vetrine in segno di protesta?”

C.: “Io volevo cambiare una lampadina…”

N.: “Ho capito, sa? E le do ragione, ma i cambiamenti vanno fatti a ragion veduta, che una volta fatto il cambiamento cosa fa? Si pente e mi torna indietro? Diceva che voleva una lampadina da 60 watt a basso consumo, ma attacco piccolo o attacco grosso…?”

C.: “Attacco grosso…”

N.: “Ahi, ahi, come pensavo, allora deve fare la 57bis…”.

C.: “57bis?”

N.: “Esatto, ci vuole un professionista iscritto all’albo che certifichi che la filettatura è destrorsa-come da norma di legge- e che garantisca che la lampadina esausta verrà smaltita a norma di legge, secondo la normativa 342/29 del 1990…”

C.: “Cioè?”

N.: “Che lei butta la suddetta lampadina esausta nei contenitori dei rifiuti e dichiara di non farne altro uso improprio…”

C.: “Altro uso improprio? Una lampadina bruciata?”.

N.: “Caro lei, sapesse la gente cosa s’inventa…allora basta una 57bis e lei è a posto…”

C.: “Bene, ho annotato tutto, adesso la lampadina…?”.

N.: “Beh, a posto proprio…manca la liberatoria dell’Ausl, sulla tutela dall’infortunio domestico…metti che…”

C.: “Metto cosa???..”

N.: “Metti che lei svita/avvitando le venga una sindrome rotativa infiammatoria del polso, come la mettiamo? Lei poi mi va al pronto soccorso e mi ingolfa il triage, mi mette in crisi la reception? Si rende conto? Chi la sente poi la AsOPRo (Associazione ortopedici del polso rotativo)?

C.: “Io volevo cambiare una lampadina…”

N.: “Dicono tutti così, voglio cambiare, voglio riformare…eeehh, giusto! Ma ci vuole avvedutezza, lungimiranza, rispetto delle regole. Si deve cambiare, perbacco, siamo qui per questo, ma ci vuole attenzione, rispettare i diritti acquisiti, le professionalità, l’armonico svolgersi del flusso naturale delle cose…”.

C.: “Io volevo cambiare una lampadina…”

N.: “Senta, facciamo così, lei ha una faccia simpatica e si vede che è una brava persona…Adesso lei vada a casa, ci pensi su, la notte porta consiglio e poi domani, a mente fresca, ci rivediamo e magari costituiamo una commissione di 7 saggi, un bel tavolo di discussione per individuare il percorso che possa portare, nella generale soddisfazione, a programmare il cambiamento che lei tanto desidera…”

C.: “E se stasera, in sala, al buio non vedo il bordo del tappeto, inciampo sul tavolino, cado all’indietro e mi rompo la base cranica sul portombrelli di terracotta della zia Cesira?”

N.:” Eehh, vede che mi da ragione? I cambiamenti comportano rischi, bisogna essere attenti…a casa vada piano in giro, sia prudente, anzi, stia fermo in poltrona…ci vediamo domani, buonasera!”

C.: “Ma io volevo cambiare una lampadina…”