Dic 12, 2008 - Italia, Europa, mondo    No Comments

Bossi e Garibaldi

Bossi è l’erede di Giuseppe Garibaldi. Il suo vero sogno è uno stato nazionale, centralista, magari un po’ fascista. Quando racconta la storia dei Comuni pensa in realtà a Giulio Cesare e alle glorie dell’Impero Romano. Va a Pontida negli incontri pubblici, ma in privato visita i Fori Imperiali e si reca in gita a Predappio.
La Lega è un partito federale, ma solo in periodo elettorale. Passata la festa, gabbato il valligiano bergamasco. Bossi è più furbo di Andreotti, più calcolatore di Gelli, più panzanaro dello psiconano. Un grande Padre della Patria. Si merita una statua equestre in piazza Venezia. Ha fatto più la Lega per l’affermazione di Roma Caput Mundi e dell’unità nazionale che ogni altro partito apparso in Italia, a parte il fascismo. Il Duce diceva cosa voleva fare e spesso non ci riusciva, il Senatùr dice il contrario di quello che farà e ci riesce sempre. Una mente superiore.
Da quando la Lega è al Governo, in meno di un anno, ha ottenuto risultati strepitosi per il federcentralismo:
– ha eliminato l’Ici, unica vera tassa federale, per i Comuni
– ha privatizzato l’acqua, che passa in gestione dai Comuni alle concessionarie e alle multinazionali
– ha tolto alle Regioni il potere di decidere in materia di politica ambientale
– ha permesso la creazione di una nuova base militare statunitense a Vicenza (“Padroni a casa nostra”) con la proibizione di un referendum indetto dal Comune
– non ha eliminato i Prefetti, ma ha militarizzato le città con l’esercito
– ha tolto alle Università del Nord, ad esempio 40 milioni di euro al Politecnico di Milano, per dare 150 milioni al Comune di Catania e 500 milioni al Comune di Roma, per evitare il fallimento
– ha ignorato la presenza di 90 testate atomiche statunitensi a Ghedi Torre nel Bresciano e a Aviano in Friuli
– ha aumentato i costi della politica
– ha lasciato che 8/9 miliardi di euro di fondi europei OGNI ANNO (soldi interamente versati con le nostre tasse) vadano a Calabria, Campania e Sicilia senza nessun controllo. E chi vuole controllare che non finiscano ai partiti e alla criminalità organizzata, come Luigi De Magistris, viene trasferito.
Le camicie rosse di Garibaldi hanno fatto l’Italia, le camicie verdi di Bossi l’hanno strafatta.
Se dopo alcuni mesi di governo della Lega lo Stato centralista e romano si è rafforzato in questo modo, cosa ci riserva il futuro? La tassa federale per il Nord e gli sgravi fiscali per la mafia?
E’ il federalismo che traccia il solco, ma è la poltrona che lo difende!
(http://www.beppegrillo.it/)

Dic 12, 2008 - Senza categoria    No Comments

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Dic 12, 2008 - Storia    No Comments

Ricordiamocelo (3)

Articolo 4
Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; La schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.
Articolo 5
Nessun individuo potrà essere sottoposto a trattamento o punizioni crudeli, inumani o degradanti.
Articolo 6
Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.
Articolo 7
Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad un’eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad un’eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.
Articolo 8
Ogni individuo ha diritto ad un’effettiva possibiltà di ricorso a competenti tribunali nazionali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge.
Articolo 9
Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.
Articolo 10
Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri, nonchè della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta.
(Dichiarazione universale dei diritti umani, Articoli 4-10, 10 dicembre 1948)

Dic 10, 2008 - Buone notizie    No Comments

Buone notizie dalla Cassazione

Previti è un corrotto e non ci sono dubbi. La Cassazione non ha commesso alcun errore nel condannare, il 13 luglio del 2007, Cesare Previti, ad un anno e mezzo per corruzione in atti giudiziari nell’ambito della vicenda del lodo Mondadori. Lo ha deciso la Sesta sezione penale della Cassazione dichiarando inammissibile il ricorso presentato dai legali dell’ex ministro della Difesa nonché ex parlamentare di Forza Italia.

In particolare, la difesa di Previti rappresentata da Alessandro Sammarco, nel ricorso che rappresentava «l’ultima spiaggia», sosteneva che i giudici della Seconda sezione penale, nel 2007, convalidando la condanna inflitta a Previti in appello, avevano commesso «una serie di errori materiali», tra i quali «la mancata valutazione di testimonianze che scagionavano Previti» che avrebbero potuto annullare la sentenza di condanna. Tesi non condivisa da piazza Cavour che ha bocciato il reclamo, condannando Previti anche al pagamento delle spese processuali.

10 dicembre 2008

Dic 10, 2008 - Storia    No Comments

Ricordiamocelo (2)

Articolo 1
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
Articolo 2
Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.
Articolo 3
Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.
Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà, senza distinzione alcuna per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita.
(Dichiarazione universale dei diritti umani, Articoli 1-3, 10 dicembre 1948)

Dic 10, 2008 - Buone notizie    No Comments

Brescia. Bonus bebè: in campo i gruppi cattolici

Bonus bebè: in campo i gruppi cattolici
di Magda Biglia

«I BRESCIANI più abbienti potrebbero rinunciare al bonus in favore di immigrati poveri che hanno avuto un figlio. Il calcolo non dovrebbe essere difficile, chissà». Così aveva scritto in una lettera aperta il vescovo di Brescia Luciano Monari a proposito della decisione della giunta Paroli di attribuire un assegno di mille euro ai nati da italiani nel 2008. Un gruppo di associazioni cattoliche lo ha preso in parola e rilancia l’appello aprendo una raccolta fondi per il ‘donum bebè’ nel quale, in primis coloro che riceveranno i soldi pubblici senza averne bisogno, poi tutti quanti ritengono che «giustizia vada fatta» possono versare una loro somma. Specificando la causale, intestando a ‘Acli senza confini onlus’, via Corsica 165, 25125 Brescia, il conto corrente postale è 42505628, il cc bancario presso la Banca popolare etica è IT26 M 05018 11200 000000511818. Con Carta sì, si può telefonare allo 0302294031. Per ora figurano nel gruppo le sigle del cattolicesimo sociale che nel Bresciano ha radici storiche, Acli, Cisl, Associazione nazionale famiglie numerose, Fuci, Pro famiglia, Mcl, Focolari, Pax Christi, San Vincenzo, Ucid, ma altre si stanno aggiungendo. E non è facile perché la questione è delicata e le sfumature non mancano. Tutti sono accomunati dall’idea di non contrapporsi ma di porre una propria azione di solidarietà in alternativa. «Nel 2007, per avere un riferimento, su 1900 neonati, 650 erano stranieri, figli di lavoratori, che abitano qui, che pagano le tasse, che al Nord contribuiscono per l’11% al Pil, vittime di una scelta legittima ma escludente a cui noi contrapponiamo un’impresa giusta» dice per tutti Roberto Rossini, leader delle Acli. «Nella stessa stanza di ospedale due mamme avranno al seno due bambini con diritti differenti, il bianco e il nero, e magari quella mamma bianca ha un reddito mensile di 10mila euro» spiega con efficacia Mario Sberna che guida l’associazione delle coppie con oltre cinque figli.

TUTTI CONCORDANO con Renato Zaltieri, segretario generale della Cisl, «che i bambini sono, indistintamente, un bene, il futuro di un Paese nel quale ci siano uguali diritti e uguali doveri» o con Mariella Perini della San Vincenzo quando sostiene che «serve legalità». Però c’è chi calca di più sulle parole del Vangelo. Nello specifico di Matteo che dà voce a Gesù, neonato che a Brescia non avrebbe avuto aiuto: «chi non accoglie un bambino non accoglie me» come ricorda Rosalba Panaro di Pax Christi. E c’è chi fa anche un discorso più politico. Come Mauro Scaroni di Pax Christi: «Non chiediamo al sindaco Paroli di fare una scelta cristiana ma di amministare con giustizia». Come Urbano Gerola della San Vincenzo: «Queste decisioni possono essere un boomerang e creare contrapposizioni, tensioni sociali». E per Luisa Ambrogi del Movimento cristiano lavoratori questa di Brescia sarà la prima mossa, «Che si diffonderà ovunque necessario».
(http://ilgiorno.ilsole24ore.com/brescia/2008/12/05/137260-bonus_bebe_campo_gruppi_cattolici.shtml)

Dic 9, 2008 - Altre vicende    No Comments

Grecia, Francia, Italia, la gioventù bruciata

…La rivolta di Atene, per alcuni versi, richiama, inoltre, le mobilitazioni che attraversano l’Italia da alcune settimane. Le differenze, in questo caso, sono però ancor più evidenti. Perché in Italia la protesta giovanile non nasce da un episodio violento e non ha assunto toni violenti (se non in alcuni casi molto specifici). Perché ha fini e bersagli squisitamente politici. I provvedimenti del governo in materia di scuola e università. Tuttavia, fra le mobilitazioni vi sono i punti di contatto altrettanto palesi. In Italia come in Grecia i protagonisti sono gli studenti, i teatri le università. In Grecia come in Italia la popolazione studentesca era da tempo in ebollizione, per gli stessi motivi. L’opposizione aperta contro la riduzione delle risorse e degli investimenti sulla scuola – e in particolar modo sull’organizzazione della ricerca e dell’università – pubblica.

Se colleghiamo questi tratti, tanto diversi in apparenza, si delinea un profilo comune e largamente noto. Perché le rivolte investono i giovani, sia gli studenti che i marginali, delle classi agiate e dei gruppi esclusi. I bersagli sono, in ogni caso, le istituzioni di governo, il sistema educativo e le forze dell’ordine, il sistema politico e in particolar modo i partiti e gli uomini di governo. Il denominatore comune di queste esplosioni sociali sono i giovani, occultati e vigilati da una società vecchia e in declino, da un sistema politico im-previdente, inefficiente e spesso corrotto. Schiacciati in un presente senza futuro. Cui sono sottratti i diritti di cittadinanza. Costretti a una flessibilità senza obiettivi. Il che significa: precarietà.

La violenza, in questo caso, diventa un modo di dichiarare e gridare la propria esistenza. Loro, invisibili. Inutile ignorarli, fare come se non ci fossero. Ci sono. Studenti, precari, di buona famiglia oppure marginali e immigrati, politicizzati o apertamente impolitici e antipolitici. Esistono. E se si finge di non vedere si accendono, bruciano. Fuochi nella notte che incendiano le città.

(Ilvo Diamanti, Repubblica 9.12.2008)
http://www.repubblica.it/2007/02/rubriche/bussole/giovane/giovane.html

Don Floriano Abramowicz. Chi è costui?

Chi è Floriano Abrahamowicz? Anzi don Floriano Abrahamowicz? E’ un prelato che approfittando della bontà divina, notoriamente infinita come la umana imbecillità, si esibisce sui palcoscenici mediatici con uscite del tipo: il card.Tettamanzi, vescovo di Milano che aveva difeso il dirittoagli islamici di pregare in una moschea? «Utimo esempio di quegli infiltrati che durante ogni rivoluzione -inglese, francese, bolscevica e, ora, mondialista- tentano di sovvertire la Chiesa dal suo interno». I partigiani? «Poveri ignoranti che combattevano per la perversa setta del comunismo»). I caduti di Salò?«Vittime innocenti perché i loro assassini non facevano parte di un esercito legittimo». Erich Priebke? «La rappresaglia è un triste aspetto della guerra, e Priebke l’ha compiuta col cuore pesante». In sintesi il suo programma potrebbe essere: «Con il sorriso sereno dobbiamo brandire la spada come quei cavalieri che, con Gesù Cristo nel cuore, combattevano il nemico senza odio, seppur con violenza».

http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=74029

Questo bel tomo, membro della Fraternità tradizionalista di San Pio X, fondata da Marcel Lefebvre (scomunicato nel 1998) dove trova spazio per le sue esibizioni? Facile, basta pensarci: chi potrebbe dire cose simili sui musulmani, partigiani, comunisti, nazisti. Mancano i gay ma se cercate in rete qualche perla del pirla la trovate di certo. Dove? Radio Padania Libera. Consiglio a tutti gli uomini di buona volontà di infliggersi questa punizione. Allontanate i bambini, dite alla moglie che non state bene, chiudetevi in bagno e poi sintonizzatevi su questa emittente. Sarà dura, lo so, vi sembrerà di sentire gente che incita all’odio razziale e non. Vi sembrerà di sentire cose uscite dai fogli nazisti di Julius Streicher o dalla Difesa della Razza. Vi sembrerà di ascoltare invasati da bar ubriachi di vino e cattiva grappa. E’ tutto vero. Questo e’ Radio Padania Libera. Vi sembrerà di star male. Forse sarà vero. Vorrete liberarvi. Per questo siete in bagno.

Oggi 2 al prezzo di uno: don Floriano e Radio Padania: Vergognatevi!

Dic 6, 2008 - Storia    No Comments

Ricordiamocelo

Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente con il timore dell’intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l’informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l’ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti. (Primo Levi, “Corriere della Sera”, 8 maggio 1974)